Mente e Vita
mercoledì 7 settembre 2011
venerdì 22 luglio 2011
l’ultima mia comunicazione su questo blog risale al 5 Gennaio scorso ed è con un po’ di apprensione e molto senso di inadeguatezza che mi appresto a scrivere ancora, pensando che forse qualcuno, ogni tanto, prova a dare un’occhiata.
Sono passati molti mesi e i nostri incontri sono continuati con regolarità. Tutti i giovedì dalle 18 alle 19 e 30 nella “Chaplin” ,così si chiama la stanza della scuola di teatro che, fino ad ora, ci ha ospitato.
L’esperienza maturata durante gli incontri di pratica, diventata parola scritta, è stata pubblicata nella prima parte della dispensa edita da S.I.E., la casa editrice del Centro Studi Hansel e Gretel, dal titolo: “La forza vitale della meditazione : cura e consapevolezza di se”.
La dispensa, è a cura di Claudio Foti e contiene un intervento introduttivo del curatore, direttore scientifico del Centro Studi Hansel e Gretel a cui Mente e Vita appartiene, dal titolo.” Le resistenze all’incontro tra psicoterapia e meditazione”
La seconda sezione della dispensa è dedicata alla meditazione offerta ai bambini anche a quelli della scuola materna, alle mamme, ai soggetti in età evolutiva, agli educatori, a cui il gruppo “Mente e Vita” a lavorato. La terza parte contiene contributi di meditanti esperti, Silvia Lombardi ed Antonella Commellato, psicoterapeuti che integrano la psicoterapia con le tecniche meditative: Gabriella Bertino e Bianca Berretti e di Ettore Fili studioso del buddismo.
La dispensa è stata presentata in occasione di un incontro pubblico, gratuito, che si è tenuto nel mese di Maggio presso la sede del Gruppo Abele.
Ora c’è la pausa estiva, per molti è tempo di riposo, la città si svuota, i nostri incontri di pratica sono terminati.
Si riprende a Settembre, il 19 di Settembre, ancora una volta in un altro luogo: ci ospiterà il Gruppo Abele ,nella sua sede di corso Trapani 91/B 10 a Torino, e cambieremo anche giorno, non più il giovedì, ma il lunedì, l’orario rimarrà quello dalle 18 alle 19e 30.
Le attività di Mente e Vita per l’autunno, oltre agli incontri di pratica prevedono
Venerdì 30 Settembre 2011 dalle ore 17,30 alle ore 20,30
Incontro
Portare la calma nella scuola: l'a, b, c, della meditazione di consapevolezza per i bambini, gli adolescenti e i loro insegnanti.
presso l’associazione Gruppo Abele
Sala delle fabbriche/E
Corso Trapani 91/B10, Torino
29-30 Ottobre 2011
Seminario
Meditazione e Psicoterapia
Le tecniche di consapevolezza, la cura di se e dell’altro.
Condotto da Claudio Foti
6 Ottobre- 27 Novembre
Corso di formazione personale
Mindfulness: consapevolezza per la cura di sé
Programma MBSR Mindfulness Based Stress Reduction
Istruttore: Anita Novaro
Per maggiori informazioni potete consultare il sito o telefonare in segreteria.
mercoledì 5 gennaio 2011
giovedì 30 dicembre 2010

per augurarvi buon anno mi piace condividere con voi il risultato di una piccola attivazione fatta un paio di settimane fa.
Alla fine della meditazione è stato chiesto di scrivere qualche breve
metafora che rispondesse al dispositivo "La meditazione è come...".
Il risultato è il testo pubblicato qui sotto
Più che altro una poesia.
Che a noi è piaciuta molto.
E un po' ci rappresenta...
LA MEDITAZIONE E’ COME…
La meditazione è come un abbraccio di luce,
una sfida senza vincitori,
un sorriso nel buio.
La meditazione è come il calore di una coperta,
ti scalda e ti protegge.
La meditazione è come un faro: luce buio
buio luce
buio buio luce.
La meditazione è poter ricominciare tutte le volte.
La meditazione è come fluttuare nell’aria
senza perdere il senso di sé
accudendo le parti sane e non.
La meditazione è come una luce che ci inonda
è come una barca che scivola serena
su onde non sempre serene.
La meditazione è come cercare una forma
sapendo che non c’è forma
dove bisogna sapersi aspettare
Anita Novaro
venerdì 12 novembre 2010
Oggi durante la nostra pratica abbiamo fatto un esercizio per sperimentare ed osservare la fiducia.
Poiché il tempo è volato e non c’è stata la possibilità di rifletterci, ho pensato di riportare qui alcune indicazioni preziose di Kabat-Zinn e Corrado Pensa.
Eccole:
“ La fiducia è la sensazione di certezza o convinzione che le cose possono svolgersi in un contesto affidabile di ordine e integrità. Forse non comprendiamo sempre cosa accade a noi o ad altri o la ragione di una particolare situazione; ma se abbiamo fiducia in noi stessi,in qualcun altro, o ci affidiamo ad un procedimento o a un ideale, possiamo trovare un forte elemento stabilizzante che comprende sicurezza, equilibrio e franchezza che, se non sono basati sull’ingenuità, in un certo senso ci guidano e proteggono intuitivamente dal male e dall’autodistruzione.
“Nella pratica della consapevolezza è importante coltivare il senso di fiducia,……nella nostra capacità personale di osservare,essere aperti e attenti, riflettere sull’esperienza, crescere ed apprendere dall’osservazione e dall’applicazione………………”
“Se sapremo prendere posizione e ci abbandoneremo al presente in tutta la sua pienezza, forse scopriremo che il momento attuale merita la nostra fiducia. Da tali esperimenti continuamente reiterati può scaturire la sensazione nuova che nel nostro animo esiste un nucleo fondamentalmente sano e degno di fiducia e che le nostre intuizioni, quali echi profondi dell’attualità del momento presente, la meritano pienamente.” dal capitolo intitolato La Fiducia del libro di Jon Kabat- Zinn “ Dovunque tu vada ci sei già.”
Anche in “Vivere momento per momento” Jon Kabat-Zinn torna sulla fiducia, ecco tra l’altro cosa dice:
“Sviluppare una fiducia di fondo nella tua esperienza e nelle tue sensazioni, è parte integrante dell’addestramento alla meditazione. E’ meglio fidarti della tua intuizione e della tua propria autorità, anche se puoi fare degli sbagli, piuttosto che cercare una guida fuori dite. Se in un certo momento una cosa non la senti giusta, perché non rispettare la tua sensazione?”
“ E’ impossibile diventare uguale a qualcun altro: la sola cosa a cui puoi aspirare è diventare pienamente te stessa…………….Gli insegnanti e i libri possono solo indicare la direzione.”
“Praticando la consapevolezza, pratichi anche un’assunzione di responsabilità di essere te stessa e i imparare ad ascoltarti e ad avere fiducia nel tuo essere. Più coltivi questa fiducia nel tuo proprio essere, più troverai facile aver fiducia anche negli altri e contattare la loro bontà di fondo.”
Questo non vuol dire cercare di scacciare i momenti di sfiducia quando emergono, anzi attraverso la pratica potremo osservarli come ci suggerisce Corrado Pensa nel suo libro “L’intelligenza spirituale”
“ Percepiamo con gentilezza e , se possibile, con tenerezza, la qualità di quest’onda di sfiducia, cerchiamo veramente di incontrarla e di osservarla gentilmente.E’ una cosa alla quale non siamo affatto educati. O ci lasciamo sommergere dallo scoraggiamento e dalla sfiducia o cerchiamo di respingerla e non osservarla:…..Anzichè rammaricarci di essere scoraggiati, anziché biasimarci per il nostro scoraggiamento, ci dedichiamo ad osservare con gentilezza queste onde. E non dobbiamo esitare a infondere quanta più gentilezza possiamo, a insinuare un tocco delicato, lieve, tenero.
E’ un atteggiamento completamente diverso di fronte alla sfiducia e allo scoraggiamento, un atteggiamento che scardina alle radici l’identificazione, ossia la nostra radicata tendenza a credere ciecamente ai pensieri e alle conclusioni della sfiducia e dello scoraggiamento.”
Affettuosamente Anita Novaro
sabato 11 settembre 2010
venerdì 10 settembre 2010
La metta a sè stessi
La metta è una qualità importante e potente della pratica. Il termine indica gentilezza amorevole, una particolare morbidezza del cuore.
Dopo essersi centrati, praticando l’attenzione al respiro, si procede pronunciando frasi come queste:
Che io impari a prendermi cura di me
Che io possa aver buona salute, felicità nel cuore,sicurezza dai pericoli
Che io possa aver la gioia e il conforto della mia amicizia per me stesso
Dice Pensa a proposito di questa meditazione:
“Rivolgendo la Metta nei nostri propri confronti,cerchiamo di evocare la nostra immagine, il nostro nome e di prenderci dunque in considerazione come recipiente, come oggetto di benevolenza, come oggetto di appoggio incondizionato.
Ed è qui la difficoltà che spesso si incontra:nell'incondizionatezza.
Noi appoggiamo, sosteniamo,stimiamo noi stessi solo a patto che.....
Lo facciamo anche con gli altri, ma forse, con se stessi è più forte, ed è un ostacolo, è un peso,è una prigione, e la meditazione ci insegna a vederlo meglio, perché può darsi che ad occhio nudo noi non lo si veda affatto, che questa intolleranza verso se stessi, questa disistima, questa svalutazione sono un peso, un ostacolo, una ferita, una separazione.
Forse, può darsi che noi la sentiamo come una cosa legittima, una cosa naturale, una cosa tutto sommato non priva di nobiltà,o cose del genere. Questo modo di considerare l'avversione nei propri confronti è un modo profondamente errato.
Quindi bisogna cominciare a mettere noi stessi davanti a noi stessi, cominciando a prenderci delicatamente in mano invece di scuoterci , di strattonarci........
Abbiamo bisogno dell'amicizia per noi stessi; è un fondamento cruciale per il lavoro interiore,è un grande solvente, è un grande elemento distensivo e quindi, dall'unità maggiore con se stessi mette in grado di passare ad un'unità poi con il mondo, con gli altri.
Ma se siamo divisi dentro divideremo anche fuori, accorgendocene e non accorgendocene.....
L'inimicizia per se stessi è un grosso aspetto di sofferenza.
Abbiamo aspettative verso noi stessi, tendiamo a confrontarci con modelli esterni, abbiamo incorporato una competitività diffusa, una tendenza ai sensi di colpa e a sensi di indegnità provenienti da una cattiva religiosità.
Tutto questo concorre a creare dell'attaccamento a modelli, questo attaccamento crea sensi di frustrazione, sofferenza. Ed è una sofferenza sorda, amara che ci accompagna e che accompagna molti e che va messa in prima linea come oggetto del lavoro interiore.”
A conclusione della pratica, abbiamo condiviso la lettura della poesia di Erich Fried che qui riporto
“Cosa è?
È pazzia
dice la ragione
È quello che è
dice l’amore
È una disgrazia
dice il calcolo
Non è altro che dolore
dice la paura
È senza speranza
dice il senno
È quello che è
dice l’amore
È ridicolo
dice l’orgoglio
È sconsiderato
dice la prudenza
È impossibile
dice l’esperienza
È quello che è
dice l’amore”
Anita Novaro
martedì 22 giugno 2010
La locanda
Questo essere umano è una locanda.
Ogni mattina un nuovo arrivo.
Una gioia, una depressione, una meschinità,
Una momentanea consapevolezza arriva
Come un visitatore inaspettato.
Accoglili e intrattienili tutti!
Anche se con loro arrivano in folla i dispiaceri,
Anche se con violenza
Vi portano via tutti i mobili di casa vostra
Trattate ugualmente ogni ospite con rispetto.
Potrebbe far spazio in voi
A qualche nuova gioia.
Accogliete sulla porta, con un sorriso,
I pensieri cupi, la vergogna, la malizia,
E invitateli a entrare.
Siate grati per chiunque arrivi,
Perché tutti vi sono stati mandati
Come guide dall’aldilà.
Rumi
Maulānā Gialāl al-Dīn Rūmī (Balkh, Afghanistan 1207 - Konya, Turchia 1273) è un poeta e mistico persiano.
Da molti considerato il più grande poeta mistico di tutti i tempi, è senz'altro una delle figure più amate del Sufismo ed il suo insegnamento ha lasciato larga eco in un'area assai vasta, che abbraccia la Turchia, l'Iran, l'Afghanistan, fino all'India. La realtà terrena, sostiene esplicitamente Rūmī, non è che un riflesso della realtà simbolica che è la vera realtà.
. A Konya, in Turchia, fondò una confraternita di cui fu poi la guida fino alla morte; si tratta dei dervisci. Celebri per la figura di danza in tondo da loro praticata, tradizione che è sopravvissuta, in forma di spettacolo turistico, anche dopo l'abolizione del sufismo nella Turchia moderna. . .
Le opere principali di Rūmī sono due, il Dīvān o canzoniere, noto come Divan-i Shams-i Tabrīz ("Canzoniere di Shams-i Tabrīz").. L'altro è un poema lungo a rime baciate, che si chiama comunemente in persiano "Masnavī" e noto appunto come Masnavī-yi Mànavi ("Masnavī spirituale") nel mondo sufi turco-persiano è considerato il libro più importante dopo il Corano e le Hadith.
martedì 23 febbraio 2010
LETTURE
Ecco ciò che abbiamo condiviso durante la meditazione di venerdì scorso a conclusione della nostra pratica.
Si parla dei benefici della consapevolezza corporea e della pratica meditativa.
Buona lettura.
Ascoltare il corpo
Un aspetto importante della nostra vita e della nostra esperienza che a causa dell’automatismo delle nostre reazioni tendiamo a ignorare, è il rapporto con il nostro corpo. Spesso siamo appena in contatto con il nostro corpo, a stento ci rendiamo conto di ciò che sente. Di conseguenza spesso siamo insensibili agli effetti che su di esso hanno, l’ambiente, le nostre azioni e perfino i nostri pensieri ed emozioni.
Quando ignoriamo queste interconnessioni a volte abbiamo l’impressione che il nostro corpo abbia reazioni imprevedibili e non riusciamo a capire perché.
Come vedremo più avanti i sintomi fisici sono messaggi che il corpo ci invia per farci sapere come sta e quali sono i suoi bisogni. Quando ci abituiamo a fare sistematicamente attenzione al corpo e siamo più in contatto con esso , acquisiamo anche la capacità di capire quello che ci vuole comunicare e di rispondere in maniera appropriata. Imparare ad ascoltare il corpo è di vitale importanza per la nostra salute e per la qualità della nostra vita.
Anche una cosa semplice come rilassarsi può essere di una difficoltà stressante quando siamo inconsapevoli del nostro corpo. Lo stress della vita di ogni giorno genera tensioni localizzate in particolari gruppi di muscoli, per esempio nelle spalle, nella mandibola, nella fronte. Per rilassare queste tensioni devi prima di tutto accorgerti che ci sono, devi sentirle. Devi essere in grado di disinserire il “pilota automatico” e di riprendere in mano il controllo del tuo corpo e della tua mente. Come vedremo, per fare questo devi concentrare l’attenzione sul corpo, percepire le sensazioni che provengono dai vari muscoli e inviare ai muscoli il messaggio di rilassare quelle tensioni. Se sei abbastanza consapevole questo lo puoi fare già nel momento in cui la tensione si sta producendo: non occorre che aspetti di sentirti rigido come un pezzo di legno. Se lasci che la tensione si accumuli, essa diventa tanto abituale che ti dimentichi come ci si sente quando si è rilassati e diventa molto più difficile ritrovare il rilassamento.
Quando soffriamo di disturbi fisici o mentali, spesso ci aspettiamo che i medici siano in grado di rimetterci in sesto. A volte ciò è possibile; ma, come vedremo, la nostra collaborazione attiva è essenziale nella maggior parte delle terapie. Questo è particolarmente vero per quelle condizioni croniche per cui la medicina non dispone di cure risolutive. In tali casi, la qualità della nostra vita dipende in larga misura dalla conoscenza che abbiamo del nostro corpo e della nostra mente, e dalla capacità di migliorare la nostra salute entro i limiti, sempre sconosciuti, del possibile. Assumerti la responsabilità di conoscere meglio il tuo corpo, ascoltandolo attentamente e coltivando le tue risorse interne di guarigione, è il migliore modo di collaborare con i tuoi medici. È qui che interviene la meditazione: essa dà potenza e sostanza a questo impegno e catalizza il lavoro di guarigione.
Tratto da “Vivere momento per momento” di Jon Kabat-Zinn.
Casa Editrice Corbaccio. Pag. 27/28.
venerdì 5 febbraio 2010
LETTURE
Spesso, a chiusura della nostra pratica, inseriamo la lettura di un testo che abbia attinenza con la tecnica meditativa a cui ci siamo dedicati.
Queste letture vengono scelte da ciascun conduttore con cura e sollecitudine, cercando di individuare ciò che pensa essere più appropriato e pertinente con la pratica che andrà a condurre.
Abbiamo pensato di raccogliere i testi, tenerli insieme, come piccola testimonianza di ciò che andiamo facendo.
Il blog ci è sembrato il luogo più adatto, per noi che pratichiamo insieme e…… per voi, Cari Lettori, come possibili spunti di riflessione e di confronto.
Ecco il testo su cui ci siamo soffermati il venerdì prima di Natale.
“ …La pratica della consapevolezza è uno strumento vitale per l’apertura del cuore. In che senso e in che modo? Ecco: il tirocinio della consapevolezza, tirocinio lungo e paziente, consiste nell’allevare un’attenzione non giudiante, presente nel momento presente, attenzione a tutto ciò che si affaccia sull’orizzonte della nostra coscienza: sensazioni fisiche, reazioni di attrazione e di repulsione, emozioni e sentimenti, pensieri, immagini e intenzioni. E, in larghissima parte di questo materiale, è dolorosamente presente, per la maggioranza delle persone, la chiusura del cuore: la paura-contrazione fondamentale di incontrare lo spiacevole e di non aver abbastanza il piacevole. La paura-contrazione che è la causa ultima dell’infelicità: così spesso non vista, malgrado sia una cosa massiccia, grande ed imponente, dritta di fronte a noi.
La meditazione è un lento e graduale accostarsi a questa verità della chiusura del cuore. E se non vediamo questa verità, non possiamo vedere la verità che c’è dietro: ossia non vedendo la verità delle afflizioni che oscurano la mente-cuore luminosa, non potremo mai vedere la verità ella mente-cuore luminosa. L’assidua, implacabile, eppure tenera contemplazione del cuore chiuso e della contrazione dolorosa che esso porta con sé è la via maestra per l’apertura del cuore. Infatti la conoscenza solo individuale dei nostri nodi, benchè importante, è dimensione molto diversa dalla paziente contemplazione di quei nodi tutte le volte che sorgono. La consapevolezza contemplativa non giudica, non valuta, non si rammarica, non auspica, non progetta,non analizza, non concettualizza. La consapevolezza è, invece, come uno specchio che fedelmente riflette giudizi, rammarichi, auspici, progetti, analisi, concetti. E più fedelmente riflette tutto ciò, più ci porta a vedere e capire la sofferenza che tanta attività mentale porta con sé. Questa è una grande svolta: l’accorgerci che quanto più entriamo in contatto –mercè la consapevolezza- con la contrazione, tanto più cominciamo ad aprirci. Dunque più entriamo in contatto con la non-accettazione o paura e sentiamo il suo effetto tagliente e divisivo,più ci rivolgiamo fiduciosi verso l’accettazione e verso il suo spirito unitivo. Prima però della svolta nel senso dell’accettazione abbiamo dovuto lungamente frequentare il mondo dolente della non-accettazione, della contrazione fondamentale. E, in proposito c’è da dire questo, che uno degli aspetti più belli e preziosi della pratica meditativa, è vedere come, un anno dopo l’altro, la consapevolezza si riveli intrinsecamente apportatrice di accettazione. A scoprire ciò siamo aiutati anche da pratiche meditative parallele dirette all’evocazione e alla coltivazione di benevolenza e compassione universali.
Ma cosa accade allorchè la consapevolezza comincia a mostrare la sua parentela profonda con l’accettazione,ossia si passa da un cuore chiuso a un cuore aperto? Accade che nascono sia comprensione sia compassione nei riguardi della sofferenza. In altri termini: la materia prima, rappresentata dalla sofferenza del cuore chiuso, cotta al fuoco della consapevolezza accettante, ci dona a poco a poco l’oro della comprensione e della compassione. Quanto a dire che , una volta penetrata la verità del cuore chiuso e della sofferenza, cominciamo ad intravvedere la verità del cuore luminoso, intelligente e compassionevole, così tanto più vasto della contrazione dell’io-mio che l’oscurava.
Il flusso cangiante degli eventi(interni ed esterni) continua come sempre, offrendoci ora il piacevole, ora lo spiacevole. Ma la nostra relazione con lo scorrere mutevole del piacevole e dello spiacevole è cambiata, poiché o non è più nel segno del cuore stretto (che spinge via o ignora lo spiacevole e che si aggrappa ansiosamente al piacevole), oppure è ormai capace di contemplare nella tenerezza il cuore chiuso, dando così l’aiuto più efficace perché fiorisca l’apertura del
cuore.”
Corrado Pensa “L’intelligenza spirituale” Ubaldini Editore , pg 158-159.
domenica 4 ottobre 2009
il convegno
L'ultimo giorno,alla fine della mattinata, si sperimenta un esercizio di meditazione:....... silenzio...., attenzione....., presenza.
Quanti eravamo? Non più tutti e quattrocento, perché l'ultima mattina ,si sa,le persone devono partire e l'Italia è lunga, le ore di viaggio sono tante.
Trecento cinquanta? Forse. Tutti in silenzio, tutti a provare,tutti ad osservare.
Certo il Convegno non è stato solo questo,ma qui ci occupiamo di meditazione e dunque...
Il Convegno di cui si parla è “Prendersi cura di sé per prendersi cura dei bambini”proposto dal Centro Studi gli ultimi giorni della scorsa settimana.
Tra le esperienze previste nei gruppi del pomeriggio ne sono state proposte alcune relative alla meditazione.
LA PRATICA DI ATTENZIONE AL RESPIRO
Vorrei ,in particolare, soffermarmi sulla meditazione sul respiro.
Per chi non la conosce, è una pratica di base, in cui, seduti in una posizione comoda, si porta l'attenzione al respiro e si osserva quello che c'è, momento per momento, così com'è.
Si osserva quello che c'è nella mente: in genere, all'inizio, una ridda di pensieri che corrono e che spesso ci catturano.
Si osserva quello che avviene nel corpo:l'aria che entra, l'aria che esce, ma anche le tensioni, i tremori, le sensazioni.
Si osserva quello che c'è intorno a noi.
L'esercizio è proprio quello di osservare senza modificare, di prestare attenzione cercando di non farsi catturare da ciò che si osserva tornando ogni volta ad osservare, senza giudizio, con atteggiamento di accettazione nei propri confronti e nei confronti dell'esperienza che si sta compiendo. E così si attiva e si allena via via la consapevolezza, quella funzione della mente che è uno specchio ricettivo e che come tale ha le qualità dell'accettazione, della benevolenza,del non giudizio, della pazienza e alla fine della profonda comprensione.
I VOSTI VISSUTI, LE VOSTRE RIFLESSIONI
Tutti coloro che, tra i partecipanti al Convegno, hanno preso parte ai gruppi del
pomeriggio,hanno fatto l' esperienza descritta sopra,, molti per la prima volta.
Terminata l'esperienza ogni partecipante è stato sollecitato ad esprimere un vissuto emotivo e successivamente, nella maggior parte dei casi, una breve riflessione.
Ciò che è emerso da queste condivisioni è di grande interesse e ricchezza e penso sarebbe bello, con il contributo di tutti, poterlo raccogliere qui sul blog, senza del resto lasciar da parte chi ha fatto l'esperienza in altri luoghi o chi la sta leggendo ora.
INVITO
L'invito, dunque, per tutti è: mandate una parola, un breve pensiero,quel che avete voglia di condividere,in particolare sulla meditazione sul respiro,ma anche sulla meditazione in generale
Grazie (Anita Novaro)
domenica 26 luglio 2009
LA MENTE VA VELOCE 2
Ecco la trascrizione della pratica che abbiamo fatto:
Bere in consapevolezza
Prendiamo il bicchiere o la bottiglietta tra le due mani, prendiamo atto che dentro al contenitore, c’è dell’acqua, che è bevibile, gia questo è un primo elemento di gratitudine, perché quante persone sul globo terreste hanno a disposizione dell’acqua così disponibile, senza dover fare chilometri fino al pozzo, tirare su l’acqua, e direttamente bevibile ,non dobbiamo farla decantare e abbiamo anche la garanzia che non ci fa ammalare.
Adesso facciamo un primo sorso, tenendola in bocca. C’è una zona nella parte laterale posteriore della bocca che percepisce in particolare il fresco dell’acqua e di solito percepisce i sapori aciduli, quindi se è acqua minerale, il fatto che sia frizzante stimola proprio quella percezione. Prendiamo un piccolo sorso, lo prendiamo in bocca, e lo mandiamo ai lati della lingua e sentiamo che effetto fa. Dopo averlo tenuto in bocca, quando sentiamo che è della stessa temperatura della nostra bocca, la mandiamo giù e la seguiamo con la presenza mentale man mano che scende. Noteremo che se non è proprio del tutto riscaldata sentiamo proprio il percorso che fa nell’esofago. Questo lo notiamo in particolare quando tracanniamo una bibita gelata d’estate. Adesso facciamolo con un piccolo sorso e prima sentiamo in bocca l’effetto che fa…………………….Sentiamo che il nostro corpo accoglie l’acqua con una sottile sensazione di riconoscimento prima di tutto, cioè da sapore,dalla densità, dalla consistenza, io sento che questa è acqua e che è bene, che è buona per il mio organismo.............................
Adesso il prossimo sorso, e questo è un esercizio che ci da i l metro di quanto tendiamo ad esseri schiavi dei bisogni: cioè se noi sentiamo di avere sete, dopo il primo sorso c’è una spinta in avanti. Possiamo fermarci un attimo e ascoltare le indicazioni e poi prendere il secondo sorso. Allora nel secondo sorso stiamo in ascolto di questo non verbale riconoscimento del corpo che questa è acqua e che è bene, cioè che è una cosa accolta con una sensazione positiva............................. ………………………..Accompagniamo lo scendere dell’acqua nell’esofago rilassando tutti i muscoli...........................................................................................
Quindi possiamo lasciare andare giù le spalle, la mandibola, i muscoli addominali eventualmente, e continuiamo a sentire se continua la sensazione di freschezza e quel sottile segnale del corpo che dice si va bene…………................. Possiamo prendere l’ultimo sorso. Aspettate, prima le indicazioni! Ecco questo ci da l’occasione per vedere la mente che scatta in avanti. Stiamo facendo una pratica: per l’ultimo sorso facciamo tutto il percorso: sensazione di fresco in bocca, i lati della lingua, il meccanismo della deglutizione che anche questo non è per niente scontato, cioè è un meccanismo molto raffinato che c’impedisce di mandare l’acqua nei polmoni, e avviene in maniera del tutto automatica, accompagniamo l’acqua fino all’esofago e stiamo in ascolto un po’ più a lungo questa volta della percezione che questa è acqua e mi è favorevole.................... ………………………………….Accompagniamo ancora una volta la percezione con il rilassamento, osserviamo ogni impulso a fare altro che nasce e rilassiamo tutto quanto, riposiamo la mente nell’ascolto della percezione del nostro corpo…………………………................................................................................ Ora sempre con due mani possiamo posare il contenitore.
Durante la pratica, ci sono stati due momenti tra un sorso e l'altro, in cui molti di noi sono stati catturati dall’impulso, automatico, a bere velocemente un sorso dopo l’altro.
Dice Kabat-Zinn a proposito di una pratica molto simile “ Questo piccolo esercizio di mangiare al rallentatore, consapevoli di tutto ciò che facciamo, mette in luce quanto siano potenti e incontrollati molti nostri impulsi riguardo al cibo.Nello stesso tempo, esso rivelaquanto mangiare possa essere un gesto semplice e soddisfacente e quanto più autocontrollo sia possibile quando introduciamo la consapevolezza in quello che stiamo facendo momento per momento.Il fatto è che, quando cominci a fare attenzione a questo modo, il tuo rapporto con le cose cambia. Vedi di più e vedi più a fondo. Cominci a cogliere un ordine intrinseco e collegamenti che finora ti sfuggivano……….Facendo attenzione ,diventi letteralmente più sveglio. E’ come risvegliarsi dall’abitudine di agire meccanicamente, inconsapevolmente. Fare attenzione a quello che stai facendo momento per momento è l’essenza della pratica di consapevolezza.”
(“Vivere momento per momento”)
Diana Petech:pratica la meditazione di consapevolezza da quindici anni, ha ricevuto la trasmissione della lampada, cioè il titolo di maestro di meditazione due anni fa da Thik Nhat Hanh.
Ha tenuto nel marzo del 2009, presso il Centro Studi, un seminario di due giorni sulla meditazione di consapevolezza.
lunedì 15 giugno 2009
Ciò che emerge dalla condivisione che facciamo il venerdì durante gli incontri di meditazione, mi spinge spesso, al ritorno a casa, a consultare ora questo, ora quel libro alla ricerca di altre possibili riposte rispetto a quelle che ci siamo date, oppure risposte più precise, più articolate, che permettano di approfondire il discorso iniziato in quella sede.
Il Gibberish
Venerdì scorso abbiamo sperimentato una antica tecnica meditativa, il Gibberish, in una versione adattata da Osho.
Gibberish e' una parola che deriva dal nome del mistico sufi Jabbar, per tutti gli anni del suo insegnamento Jabbar non pronuncio' mai un discorso che fosse intelleggibile: emetteva solo suoni senza senso.
Si tratta di una tecnica meditativa che si svolge in due fasi, una attiva, in cui si esprimono tutti i pensieri presenti usando un linguaggio sconosciuto e una seconda fase di immobilità e silenzio, di vera e propria meditazione.
Riporto qui alcune delle indicazioni che riguardano la prima fase.
“Seduto o in piedi , chiudi gli occhi e comincia a fare suoni senza senso-il gibberish.Fai i suoni che vuoi,ma non usare un linguaggio o parole che conosci. Lasciati lo spazio per esprimere qualsiasi cosa che abbia bisogno di essere espressa dentro di te. La mente pensa in termini di parole, il gibberish aiuta a rompere questi modelli di continua verbalizzazione. Senza sopprimere i tuoi pensieri, li butterai fuori in questa meditazione. Permetti che anche il corpo si esprima.”
(Osho: The Miracle)
La condivisione
E’ emerso, dalla condivisione, un’osservazione sulla velocità della mente resa più evidente proprio dal lasciare andare i pensieri senza il vincolo delle parole e il mio pensiero è andato a un discorso di Osho che riporto, in parte , qui sotto.
Osho
“…. La luce viaggia a una velocità di oltre 300.000 km al secondo, la tua mente è più veloce. Non ti devi preoccupare, questa è la bellezza della mente, la sua più grande qualità! Invece di vedere questo fatto in modo negativo, invece di combattere, fai amicizia con la tua mente….. Lasciala andare ancora più forte:tu limitati ad osservarla. Osserva questa mente lanciata a velocità straordinaria, osservane la rapidità. Goditi questo fenomeno! Divertiti con questo gioco della mente. In sanscrito abbiamo un termine speciale per definire questo fenomeno: lo definiamo chidvilas, il gioco della consapevolezza. Goditelo! Osserva questo gioco della mente, mentre corre verso le stelle, sfreccia velocissima da un posto all’altro, saltando da un punto all’altro dell’esistenza. Che male c’è, lascia che sia una danza bellissima e accettala.
Ho la sensazione che tu stia cercando di fermarla, non lo puoi fare. Nessuno può arrestare la mente! Certo un giorno la mente si fermerà, ma nessuno la può fermare. Un giorno la mente si fermerà, ma non sarà frutto dei tuoi sforzi, la mente si fermerà grazie alla tua comprensione, è una conseguenza.
Tu limitati a guardare ,e cerca di capire cosa sta succedendo, come mai questa mente corre tanto. Non corre senza motivo…….. Con la mente ci vuole più comprensione e più consapevolezza….. Con la comprensione accadrà un miracolo. La comprensione, un po’ alla volta, la comprensione delle motivazioni -ed è sufficiente guardare a fondo, basta una profonda osservazione- fa scomparire le cause e la mente si placa. In questo modo non rinunci alla tua intelligenza, perché non imponi alla mente nessuna forzatura. “
( Osho: La Visione Tantrica)
Nelle prossime settimane
Nei prossime settimane, cercherò altri contributi su questo tema : la velocità con cui corrono i pensieri e la pratica di consapevolezza riguardo ai contenuti mentali, che permette di osservare, di accogliere, di accettare, di capire e di lasciar andare. Mi piacerebbe che questo lavoro lo potessimo fare insieme, voi che leggete ed io, penso che in queto modo si potrebbe arricchire il discorso, perciò se c’è qualche frase o citazione o brano da testi che voi conoscete e che ritenete particolarmente significativo, utile per la comprensione di tutti non esitate. Partecipate anche voi . (Anita Novaro)
lunedì 1 giugno 2009
Uscita scout Maggio 2007
Quest’anno, per questa uscita di Sezione,è stato scelto il tema : l’essenzialità.
La domenica mattina i circa sessanta lupetti presenti (hanno tra gli otto e i dodici anni) si cimenteranno in un appassionante gioco a tappe: saranno divisi in piccoli gruppetti di 7/8 ragazzini e seguiranno un percorso che li porterà ad impegnarsi, a rotazione, in una serie di giochi a tema, proposti ciascuno in un luogo diverso: le basi.
Per la mia base ho scelto il titolo: ciò che è essenziale per me, per stare bene.
Voglio provare a far trovare la risposta a questa domanda,proponendo un adattamento di una tecnica che ho sperimentato durante i week end di meditazione; una tecnica di visualizzazone guidata e prendo spunto da un libro che ho appena letto: “La Meditazione per i Bambini” di Fontana e Slack, edito da Astrolabio.
Le tecniche di visualizzazione, sono uno dei tanti modi che permettono di accedere progressivamente a livelli più elevati di consapevolezza e, richiedendo rilassamento, raccoglimento e attenzione, hanno anche la funzione di potenziare queste qualità. Nella visualizzazione guidata è previsto un maestro che accompagna i meditanti con un percorso fatto di parole da ascoltare, a cui essi associeranno immagini mentali.
E’ una mattinata di sole, tra adulti e ragazzi siamo più di duecento, le attività fervono in ogni luogo, dalla cucina, dove c’è chi prepara il pranzo, agli spazi fuori, dove tra giochi e costruzioni scout è un continuo movimento e vociare.
Trovo un posto in una camerata, accosto le persiane,creo uno spazio tra i letti a castello e dispongo una decina di coperte piegate per lungo sul pavimento, le metto a semicerchio intorno a dove starò seduta io. Al centro metto una candela accesa, ho portato anche un piccolo stereo e metto una musica di sottofondo.Ho chiesto alla giovane fanciulla che è venuta ad aiutarmi, di fare ogni volta l’esperienza insieme ai bambini, ho imparato che per loro è importante che si partecipi anche noi alle attività che proponiamo.
I lupetti arrivano a gruppetti di 7/8 , per ogni gruppo il tempo a disposizione è di 20 minuti. Dopo il primo gruppo, mi accorgerò di aver calcolato male i tempi e che 20 minuti sono proprio troppo pochi, facendo qualche taglio qua e là riesco poi a stare nei 30 minuti a gruppo.
Li accogliamo fuori della porta della camerata , li invitiamo a togliersi le scarpe e ad entrare in silenzio. Quelle poche coperte in semicerchio per terra, la stanza in penombra,la candela accesa e il modo con cui li accogliamo, li sconcerta: fuori c’è il sole, i giochi che hanno appena finito erano molto movimentati, avvincenti gare tra squadre rivali,giochi di destrezza e di manualità, qui c’è penombra, una musica rilassante,le parole sono misurate e accudenti.
Dopo averli fatti sedere, raccomando una posizione comoda, preoccupandomi che ognuno di loro trovi la sua,dovranno tenere gli occhi chiusi o , se aperti, lo sguardo sarà davanti a loro sul pavimento, sfocato.
Per prima cosa propongo un piccolo esercizio di osservazione del respiro, poi li faccio sdraiare e procedo con la visualizzazione. L’esercizio li accompagna in un luogo, scelto da loro, in cui si sentono felici e al sicuro e li invita ad esplorarlo.
Al termine della visualizzazione chiedo di scrivere o disegnare su un cartoncino la risposta alla domanda “cosa è essenziale per te per stare bene”.
Dedico un po’ di tempo alla condivisione, non pongo l’accento tanto sulle risposte che ciascuno ha trovato, a meno che emerga l’esigenza particolare di qualcuno a farlo, quanto sul modo con cui sono state trovate.
Al termine torniamo ad osservare il respiro per qualche momento e quasi in silenzio il gruppetto esce e ritorna al sole, al movimento e alle parole a voce alta.
Ciò che si sperimenta durante la visualizzazione, nasce dalla propria immaginazione e i bambini hanno potuto rispondere alla domanda cogliendo la risposta direttamente dall’esperienza appena conclusa.
Quel che mi pareva interessante era poter far loro scoprire l’immaginazione come qualità della mente a cui poter accedere per ricevere suggerimenti preziosi. Altrettanto importante era far loro sperimentare come il rilassamento, il raccoglimento e l’attenzione siano condizioni essenziali perché avvenga il processo.
I due brevi esercizi di attenzione al respiro sono stati un primo piccolissimo passo del percorso che passa attraverso la consapevolezza corporea e l’attenzione ai processi mentali per arrivare alla capacità di mantenere il contatto con la propria interiorità potendone cogliere tutta la profondità e la ricchezza.
In ultimo, ma non meno prezioso,è stata l’introduzione della pratica del non giudizio e dell’accettazione benevola dei contenuti della propria mente, che si insegnano ad applicare primariamente nei confronti di se stessi e che sono parte integrante di qualsiasi pratica meditativa.
Ogni gruppetto di lupetti è stato capace di rispettare la consegna dell’attenzione e del raccoglimento, grazie anche all’atmosfera particolare che si è creata, di grande rispetto per quello che si stava sperimentando.
I ragazzini hanno accolto quella mezz’ora di calma dedicata all’ascolto di sé, posta nel bel mezzo di una mattinata di giochi , con curiosità ed interesse, con stupore e piacevolezza .
Dicono Fontana e Slack nel loro libro “La meditazione può migliorare l’apprendimento, la memoria, la consapevolezza di sé, l’equilibrio emotivo, la capacità di attenzione, la creatività, e soprattutto la percezione dell’armonia e della pace interiori. La meditazione non trasformerà immediatamente i bambini in persone differenti, ma ha la potenzialità di perfezionare quanto di buono è in essi.”
(Anita Novaro)
martedì 26 maggio 2009
DUE DUBBI SULLA MEDITAZIONE
Non capisco. Cosa c’entra la meditazione in un discorso come quello che fate sull’infanzia da proteggere e sull’abuso sessuale sui bambini da smascherare. Psicologia meditativa? Non sarebbe possibile trovare un altro nome? La parola meditazione mi ricorda l’ipocrisia della Chiesa, le prediche dei preti, la loro morale sessuale rigida e colpevolizzane, che poi è la principale responsabile delle pratiche di pedofilia, diffuse nei collegi e negli istituti religiosi, nei seminari, nelle attività pastorali di non pochi sacerdoti … Come la mettiamo?
Innanzitutto la parola. In effetti la parola meditazione è carica di significati ed evocazioni, molto differenziati ed anche ambigui nella nostra cultura. La meditazione nella cultura cristiana è un’attività che il soggetto esercita nell’ambito di un impegno religioso e che lo sollecita a concentrarsi e a riflettere su un determinato argomento, attinente alle verità della fede. Si tratta dunque di un’attività religiosa e che attiva in modo rilevante, anche se non esclusivo, la dimensione intellettiva del meditante. Nella cultura orientale la meditazione è un’attività, legata a diverse tradizioni religiose e scuole di pensiero, che mira a favorire le funzioni di concentrazione e di consapevolezza, presenti nell’apparato psichico in un’ottica non necessariamente legata ad una fede in una qualche trascendenza. La meditazione, così come è intesa dalle psicologie orientali, può diventare uno strumento particolarmente efficace per contrastare il disagio psichico, per garantire la vitalità e l’energia dell’apparato psichico, per sviluppare le potenzialità salutari e benefiche della mente, per sviluppare la piena coscienza (mindfullness, dicono gli inglesi) della realtà interna ed esterna al soggetto, al di fuori di logiche illusorie nevrotizzanti o deprimenti.
Comunque caro Gino, bisogna sapere andare al di là delle parole per vivere, interrogare e comprendere le esperienze. Che vanno colte per ciò che sono e non per ciò che comprensibilmente possono evocare. Che vanno conosciute direttamente e con la mente sgombra da pregiudizi o da nessi associativi inquinanti o distorcenti. La meditazione va sperimentata, facendo molta attenzione alla base culturale che la sottende, alla serietà e al rigore di chi la propone, come peraltro è opportuno fare per qualsiasi proposta di matrice psicologica o etica, di matrice occidentale od orientale.
Quanto ai preti pedofili sono la personificazione di un atteggiamento mentale diametralmente opposto a quello che il percorso di sviluppo dell’autoconsapevolezza analitica e meditativa sollecita: deficit assoluto di consapevolezza sulla propria infanzia inascoltata ed umiliata, mancanza di un locus interno di controllo, uso sistematico della scissione di personalità, carenza gravissima nell’autocontrollo delle emozioni e delle pulsioni, visione strumentale delle relazioni interpersonali, disprezzo per le potenzialità di cura di sé e di affettività della mente umana. Dunque perversione e meditazione (nell’ottica della psicologia orientale e della stessa psicologia occidentale che sta dialogando con quella orientale) sono radicalmente alternative. (Claudio Foti)
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Ho sentito alla televisione che i due Beatles ancora viventi Ringo Starr e Paul MacCartney hanno fatto un concerto negli Usa per raccogliere fondi a favore di una campagna per la diffusione della Meditazione Trascendentale nelle scuole. E’ dunque possibile proporre la meditazione nelle sue diverse varianti ai bambini. Anche a quelli che vivono situazioni di disagio in famiglia? Con che risultati? Ma i bambini non sono troppo agitati per un’attività meditativa? Che cosa ne pensate?
Cara Clara, esistono tanti modelli di meditazione e credo che molti di loro si prestino ad essere proposti ai bambini, per placarne l’irrequietezza e per favorirne le potenzialità mentali e relazionali. Le rispondo in particolare riportando cosa mi ha detto Daniel Goleman ad una mia domanda nell’intervista che mi ha concesso in occasione del Convegno “Sofferenza del bambino ed intelligenza emotiva”.
CLAUDIO FOTI: LA CALMA E’ FONDAMENTALE: FINCHE' NON SIAMO CALMI NON SI PUO’ PENSARE. OLTRE AD INSEGNARLA A NOI STESSI COME LA SI PUO’ INSEGNARE AI BAMBINI?
DANIEL GOLEMAN : In effetti la calma è un’abilità fondamentale da imparare: se i bambini vogliono diventare bravi nell’apprendere a scuola , hanno bisogno di essere capaci di gestire quelle emozioni che li rendono turbati. Prima dunque di parlare della calma penso che sia necessario parlare di cosa rende i bambini turbati, cosa li rende angosciati, cosa li rende agitati. Questo è il ricorrente problema che ha ogni persona nella propria esistenza. Dunque la prima cosa da fare per il bambino è tentare di risolvere i problemi più grandi a scuola, nella famiglia, ovunque essi siano a disturbare il bambino; il passo numero due è di aiutare il bambino a vivere il suo problema quando nulla possa essere cambiato, ed insegnargli ad diventare capace di essere calmo e chiaro. Questo significa educazione interiore non solo nella gestione delle emozioni ma nel prestare attenzione, le due cose due vanno mano nella mano. Infatti il modello con cui funziona il cervello è questo: se sei emozionato, preoccupato o ansioso, se non riesci a mettere fuori dalla tua mente quello che è accaduto questa mattina, non puoi prestare attenzione perché quei pensieri intrudono. Ciò che è accaduto questa mattina influenza il presente e sono le tre di pomeriggio: quando dovresti prestare attenzione alla lezione di matematica stai invece pensando e ti stai preoccupando a cosa è accaduto ieri sera o questa mattina. Allora quello che si può fare per i bambini prima di tutto tentare di cambiare la situazione esternamente se è possibile, e secondo dare loro la forza interiore per poter vivere quello che sta accadendo loro, e loro potranno gestire meglio ogni situazione se sono insegnate le abilità dell’intelligenza emotiva nel gestire le emozioni che si presentano.
Negli Stati Uniti e in alcuni stati europei ci sono alcune scuole che si stanno diffondendo che propongono semplici corsi sulla consapevolezza, un semplice corso di meditazione: la forza delle capacità di attenzione allo stesso tempo calma il corpo, dunque la consapevolezza non è molto di più che fare attenzione al respiro e lasciare andare i pensieri, dare ai bambini una educazione critica che non è molto di più rispetto a conoscere il proprio respiro e lasciare andare i pensieri che distraggono e tornare indietro al punto neutro e calmante del focus di attenzione. E ripetere gli esercizi rinforza il sistema cerebrale che può aiutare i bambini a gestire le emozioni disturbanti, dunque questo è un altro passo nei programmi della scuola che possono dare ai bambini il regalo della calma. (Claudio Foti)

